Vinci, esce un libro sul bombardamento dell'8 luglio 1944



“La mia guerra: quanto ho da dirvi”, tre testi scritti dalla maestra Liliana Lensi
Il ponte Leopoldino, la campagna vinciana e la vita quotidiana stravolta dalle bombe

VINCI. Memoria locale, testimonianza scritta di una esperienza personale, storia del territorio. Sono gli ingredienti di La mia guerra: quanto ho da dirvi, raccolta di tre testi scritti dalla maestra Liliana Lensi, scomparsa a Empoli l'11 marzo 2003, che narrano il bombardamento dell'8 luglio 1944 a Vinci, durante il quale morì il padre della Lensi, vigile urbano del Comune di Vinci.


Voluto fortemente dalla famiglia ed edito dall'editore Cuem, il libro narra, con un racconto breve e due testi autobiografici, il vissuto della guerra nell'esperienza diretta di Liliana e la tragica morte del padre in un bombardamento nel quale lui solo rimase ucciso. E’ l’episodio che rappresenta il dramma più grande, quello dal quale è seguita una serie di altre difficoltà estreme del vivere. Ma quell’episodio è anche un enigma rimasto senza risposta: perché proprio una bomba quel giorno, in quel luogo, dove non c’erano obiettivi militari, dove il rischio e il pericolo sembravano essere ridotti?

Siamo a Vinci, nel dicembre del 1943. La vita scorreva ancora usuale in Toscana, in Italia c’era una guerra che sembrava lontana e che invece diventò vicinissima, il giorno di Santo Stefano del '43, quando Vinci subì il primo, durissimo bombardamento. La famiglia Lensi, ben presto, come tante altre, dovette sfollare in campagna. L'8 luglio del '44, Ugo – il padre di Liliana – uscì di casa per entrare in servizio al Comune di Vinci e rimase vittima, lui solo, di un bombardamento: perché colpire una zona priva di obiettivi militari o civili? Perché bombardare la campagna? Perché tanta ferocia?

Il piano di lavoro 1972-1973

E’ il mio settimo anno di permanenza in questa frazione che, nonostante la sua cattiva fama, offre a noi insegnanti un ospitale soggiorno. Non possiamo disconoscere che la zona “casermone” ci porta elementi difficili, caratteriali, abbandonati a se stessi, ma con un po’ di pazienza e di comprensione riusciamo ad inserirli nella classe, nella quasi totalità dei casi.
L’ambiente mi è noto; in questi anni ho potuto conoscerlo a fondo; la conoscenza atavica che potevo averne (in quanto la mia nonna materna era proprio di Avane e quindi ho frequentato il paese fin da piccola), mi ha facilitato in questo compito.

Si sono verificate in questi ultimi anni molte immigrazioni e ciò hanno portato fattori ambientali diversi da quelli esistenti.
In alcuni casi i nuovi nuclei familiari non sono riusciti ad inserirsi nella vita del paese e i vecchi abitanti guardano con malcelata diffidenza i nuovi.
E’ venuta perciò a crearsi una frattura evidente dell’unità ambientale e questo, purtroppo, costituisce un fatto negativo per tutti.
Sul piano economico le famiglie godono in massima parte di un sufficiente benessere, in quanto ognuno lavora e fa fronte ai propri impegni come meglio può.
Ed è appunto l’impegno lavorativo dei grandi che lascia senza guida i piccoli, per cui la scuola deve assai spesso sostituirsi alla famiglia per fornire guida e consiglio.
La mia classe è una terza di quattordici scolari, nove maschi e cinque femmine.
Dai primi colloqui ho potuto farmi un’idea degli elementi che la compongono; dei maschi, uno solo  mi sembra veramente attivo, intelligente e volenteroso; il ripetente, per la salute delicata e per un’innata indolenza, non conclude niente, resta assente in continuazione, ha idee molto fantasiose e non realizza; due sono infantili, uno troppo movimentato  distratto, l’ultimo è ancora indecifrabile.
Le femmine, se si toglie l’unica leggermente superiore intellettivamente, sono tutte sul medesimo piano psichico con quozienti intellettivi normali.